unfagioloincina

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casualità, la degna fine degli svarioni asiatici del Fagiolone

Non so bene che cosa c***o è accaduto. Parlo del post che troverete al di sotto di quest’ultimo.

 

Chi non muore si rivede, o meglio, si rilegge, mie care capre. Dopo mesi di assoluto nulla, per quanto riguarda la mia vena artistico letteraria, (della mia vita al di fuori del paese dei musi gialli non vi deve interessare, figurarsi, devo ricordarmi che sto scrivendo a dei maiali grufolanti nel loro umido porcile, quindi avete la sensibilità di queste simpaticissime bestiole) mi riaffaccio in questo, marcissimo, mondo. Mi riferisco al mio dattiloscritto etereo.

Insomma. Avevo promesso una degna fine ai miei deliri sgrammaticati. Quale miglior fine se non quella del silenzio più estremo?!

Esempio che dovreste prendere al volo anche voi, miei cari amichetti della Famiglia delle bovidae.

Il tutto ve lo spiattello in maniera surrogata. Il blog non verrà più aggiornato. Non scriverò più nulla nella mia vita, neanche una cartolina. Il tutto rimarrà confinato all’esperienza cinese. 

Ci tengo però a ripetermi, come i migliori dei finali strappalacrime-caria denti. Insomma come i migliori film che si possono vedere il 13 di Agosto alle 14, oppure le vomitate di film-ignoranti del maledetto periodo natalizio. Per fortuna mancano ancora 11 mesi al Natale. Benessere

Non divaghiamo. 

Semplicemente grazie a chi,per tutti questi motivi è capitato nelle mie stupidaggini. E via di motivi: noia,cazzeggio,voglia,sbaglio,noncuranza,casualità,amicizia,fagiolochetimostralesuecazzate,farsiduerisateperchèilfagioloèunacaprailletterata e via dicendo. Mi son già stufato 

E’ stato un piacere

 

Ultima considerazione. Non sono un maledetto blogger, maledetti Hipster schiacciatevelo bene in quel berrettino imbarazzante che vi trovate!

 

 

 

2013 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

A San Francisco cable car holds 60 people. This blog was viewed about 1,400 times in 2013. If it were a cable car, it would take about 23 trips to carry that many people.

Click here to see the complete report.

Mama I’m coming home

Seduto sulle seggiole più scomode del mondo, finalmente, posso vomitare personalmente i caratteri e le impressioni, come si suol dire, a caldo.

Ultimi spiedini, balli di gruppo al di fuori della fermata della metro (incredibile: sono i personaggi più individualisti che abbia mai visto nonostante il loro animo rosso come il sangue, finalmente senza l’ombra della censura posso e potrò sbizzarrirmi, quando si parla di ballare, trasformano uno spiazzale in una balera di dimensioni impressionanti, orchestra bagutti se vedete questi scenari vi cascano le dentiere, e via in frantumi 6 mesi di pensione. Troverete di tutto: cantautori, chitarrine smarze, rapper violenti, vecchi soli, ammogliati, ubriachi, liscio in salsa cinese, salsa e merengue in salsa cinese, balli di gruppi in salsa cinese, mi sembra chiaro no che la salsa cinese domini, tutti con le loro casse poratili),ultime Yanjin (la birra della capitale), ultima metro alle otto del mattino con tutti i bagagli presi a calci, come il fagiolone, ma diciamo che è stato un dare avere questo, ultima sbirraglia che mi sequestra le cose in maniera casuale, ultimi improperi contro la loro flemma contro la mia fretta pre – piglia un aereo altrimenti è un casino….

 

Insomma il mio tour dentro il grande cuore socialista, la sottile linea rossa che mi accompagnerà fino alla fine sta per finire. Dalla madre Russia volevo tentare di cristallizzare gli ultimi pensieri, ma non ci sono riuscito più di tanto mi sembra. Perennemente confuso credo. Anche da sobrio. Quindi miei cari e appassionati citrulli, vi saluto tutti e seriamente, dai concedetemelo una volta sola dai, ringrazio chiunque sia passato, anche solo per sbaglio, a leggere questo turbinio di pensieri densamente popolati di fagiolate.

 

Grazie a chi mi vuole bene, agli altri, andatevene pure affanc**o.

Prometto che stavolta non lascerò cascare il tutto nel vuoto, dai delle conclusioni o qualcos’altro scritto in poche parole, sarà postato e ponderato. Tranquilli la smetterò ben presto, non sono mica un intellettuale con la faccia nel giornale e guarda sempre la tivu’!!!

 

Chi si ricorda questa sigla merita una preziosa birra in omaggio!!!

 

Si dai la canzone di Ozzy ci sta benissimo, così il classicone per tutte le occasioni, dalla lacrima, alla limonata adolescenziale, passando per un’indigestione di cozze e un licenziamento.

 

Parole a caso

Gao Cao

In questi due giorni la città si ferma. E’ uno degli eventi più attesi in tutta la nazione. Gli esami delle scuole superiori. In metropolitana, stranamente, si trova posto a sedere, i ragazzetti sono spariti dalla circolazione. Si nota anche poca gente in circolazione. Dal voto di questa prova si deciderà il loro futuro. Dramma o felicità (purtroppo non si scherza, ogni anno ci sono vari gesti estremi in giro per il Paese). Altroché notte prima degli esami. Di sicuro in Cina sarebbe stato un flop. Oppure tacciato come controrivoluzionario. Vietato limonare prima degli esami.

A parer mio, dovremmo prendere spunto da loro e mandare in esilio il regista. Nulla di personale eh, ma ti prego un altro pippone con limonata adolescenziale no grazie, maledetto tempo delle mele e quell’orrenda canzone caria denti. E maledetti anni ’80 pure. Visto uno, purtroppo, visti tutti.

E non venitemi a difendere gli anni ’80 e l’inutilità plasticosa della musica di quegli anni.

Esempio i “dead or alive”, con quelle acconciature carnivalesche, i vestiti da pagliaccio e quei suoni da videogame. E si lamentano quando attacco i miei marchingegni rumorosi, oppure sul mio stile così casual. Ripeto a gran voce. Maledetti. Gli hipster pure.

Ecco, direi che potrei scegliere il personaggio simbolo di quegli anni per rendere l’idea.

 

Craxi

 

Ho detto tutto.

Mela tecnologica

(era meglio la vecchia gestione comunque, dico in quella padovana)

 

Ringraziatemi. Grazie alle mie tozze dita il vostro prossimo smart phone saprà riconoscere maggiormente la scrittura da capra. E se non la riconoscerà sarà – colpa – di – sicuro – di – quella – pseudo – snob – seduta –  accanto – a – me – che – mi – guardava – storto – mentre – imprecavo. Continua a giocare al gioco delle bolle va la. Puritana.

 

Non avete capito nulla immagino. Lo so, non posso chiedervi uno sforzo altrimenti andate in bagno diretti.

Tester per un’ importante casa tecnologica.

Quartiere wudauko, quello delle università per intendersi e dei “giovani cool”.

Palazzone con cartelloni pubblicitari di intimo e insegne dai mille colori nella sua facciata.

Al suo interno vari business. Non meglio specificati. Al mio punto d’incontro trovo grandi stanzoni bianchi, neon, tutto molto asettico. Oddio se cercano un rene son messi male.

Tavoloni, anch’essi bianchi e al loro interno un quantitativo a caso di occidentali con touch screen annessi intenti a scrivere col ditino numeri, lettere e parole. In stessa quantità cinesi come capibranco. Ad ognuno il suo. Oddio eccola qua la forma di schiavismo diretto. Si sono invertiti i ruoli.

 

Finita le mie orette di imprecazioni me ne torno a casa col mio gruzzoletto. Vabbè dai non è andata male la questione. Faccina con il sorrisetto (voltastomaco).

 

Certo Renzo mi strafogherò di “rosticini” ,come li chiami tu ( Chuar in cinese), fino alla nausea, o svenire. In tuo onore. Oppure porterò la tradizione nel bel paese. Griglia sempre accesa in pieno giardino. Per la gioia di mia madre. ehehehhehehehe, con l’orto sempre pronto da svaligiare, insomma sapete dove andare a mangiare a qualunque ora.

 

Il tempo è quasi scaduto. La “fiesta” anche quest’anno mi porterà nella città del Santo, come camera di pressione pre – Friuli. Grazie Papà (tu sai chi, l’unico). Stavolta però l’elefante con la fanfara dovete procurarveli.

Basta la parola e la visione

La potenza è nulla senza controllo.

Ci sono riuscito. Ho battuto le vertigini. Chi mi conosce lo sa, soffro terribilmente l’altitudine. Se mi metto a guardare la strada dal marciapiede rischio di svenire. Ma con la Grande Muraglia di fronte non potevo di certo farmi sopraffare.

Non vorrei aggiungere banalità alle tonnellate di pagine ed inchiostro riguardanti, forse, il simbolo maggiormente conosciuto del celeste impero. Gli 8000 km di muraglia e torrette di avvistamento (in teoria una ogni 200 m circa, la distanza di due “scoccate” di freccia, fate un po’ voi, di sicuro i guardiani non si annoiavano e non si sentivano soli, anzi vai te a cercare un po’ di privacy, oh anche nell’antichità erano tanti, insomma da far invidia ai conigli), lasciano senza parole, semplicemente. Costruita in cima alle montagne, appena la vedi, sorgono subito nel cranio svariate domande. Ma come caspita ci sono riusciti? Ma qualcuno in Cina soffre di vertigini? E se fossero stati gli alieni? Magari c’è una connessione con le piramidi, il Colosseo e Stonehenge (ma come minchia si scrive)? Magari pure con Arcore? E se qua vicino passa uno Stargate? Piero aiutami, ti prego!!!! (Angela, idolo indiscusso)

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Ma anche qualcos’altro lascia sbigottito.

Il rapporto, continuo a sottolinearlo, degli autoctoni con la propria terra e ciò che è costruito sopra, in questo caso, l’orgoglio nazionale.

Un centinaio di km dalla capitale. Lian hua chi. Il villaggetto dei fiori di loto. Anche se se ne vedono pochetti di questi mega boccioli, grandi come pugni di solito, vuoi vedere che se li sono già pappati tutti (naturalmente anche questi si sbafano in vari modi. Nel brodo, negli immancabili spiedini, come contorno, eccetera, eccetera). Incastrato tra le  colline e sotto la muraglia, sorge questo piccolo villaggetto dedito all’agricoltura (cavalli ovunque per la gioia dei turisti e delle narici) e alla ristorazione (immancabile). Specialità pesciazzi d’acqua dolce (piscine in casa, altrochè per gli esseri umani, ma per l’animale domestico). In mille maniere cucinati. Teneri come burro. In più scegli tu la preda e te la pigli con le tue mani. Mi sono sentito per pochissimi istanti Sampei.

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Poco distante, altro verso della montagna, della muraglia di Mutianyu. Consigliata dalle varie guide. Le due facce della medaglia.

Ristrutturata alla perfezione, sembra costruita da una settimana, in più attrezzata con svariati comfort: autoscontri per gli annoiati, funivia per i pigri, baracchetti per gli affamati, venditori ambulanti per gli arrivisti, sagome di plastica orrende per gli inscimmiati di piazzo-la foto- simpatica-sui-social-network-come-gli-ebeti-che-seguono-questo-blog, portatori e portantine che si vogliono tanto male da portare la gente sulla schiena…

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Dall’altra parte invece, la muraglia immersa nel verde, cadente a pezzi e pericolante. E zozza, sono capaci di lasciare qualunque cosa, naturalmente un sacco di bottiglie ed involucri di tutti i tipi (sono i vincitori incontrastati della plastica e dei sacchettini. uova, zampe e cosce di gallina sotto vuoto, tofu, funghi, “cose” piccantissime tutte belle ed impacchettate. I citati involucri li ritrovi anche nel più sperduto angolo, dove neanche i lupi hanno la pazienza di arrivare).

In ogni caso, la scarpinata ne è valsa la pena. Anche questa volta sano e salvo, nonostante la preparazione fisica approssimativa, quantomeno.

Poco distante sorge pure una biblioteca immersa nel verde. Costruita tutta in legno, l’unico luogo, finora, dove ho trovato la pace totale. Stupito. Pit stop letterario. Per tutti, e lo fanno in tanti. Ovviamente.

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La nebbia che avvolge il paesaggio rende tutto etereo. Bosco tra le montagne e i rigagnoli torrentosi. Proprio cinese, come te l’aspetti.

Pazienza, quando confucio è cromosomico

Ok, per fare un centinaio di km, magari anche scarsi, ci sono volute più di tre ore all’andata. Poco traffico eh!? Col senno di poi utile per la mia pazienza. Non si arrabbiano, non sbuffano e non imprecano. Ci ho pensato io per tutti loro. Prometto che, queste peculiarità, proverò a rubarle. Dificilissimo.

Apprezzare il panorama in comodità, autostop che è un piacere

Apprezzano le comodità, quando si può stare beati e pacifici perché mai sfondarsi a caso se possiedi un automezzo dedicato a questo?

Della serie mi guardo il panorama dall’auto, anche in corsa, tanto cosa cambia. Questa per molti di loro è la passeggiata in montagna.

Non hanno paura dei brutti ceffi barbuti, l’autostop è di una facilità imbarazzante. Tant’è che ho pure scelto l’auto tra quelle che passavano,tornando al discorso della comodità. Sto diventando un professionista. Chiaro, perché sono bello pure.

Ringrazio ancora per complimenti ricevuti, non essendo abituato a riceverli non  so come rispondere. Lusingato. Arrossisco come una ragazzina. Tentazione emoticons. No dai, non mi spingo così oltre. Grazie ancora.

Il gioco del Fagiolo. Atto terzo. Chegongzhuang dajie (dajie = mainstreet).

Altra tappa del: “manda il Fagiolone a zonzo nei posti più casuali di tutta Pechino”.

Il nome effettivamente è impronunciabile, sarai contenta amica nipponica!

Siamo a ovest della megalopoli, la zona meno occidentalizzata, insomma la popolazione più dura e cruda abita in questa parte della città.

La giornata si presenta al massimo delle potenzialità, tanto sole e poco smog . Oddio, almeno per gli standard mandarini, un 104 nella nostra famosa scala quasi commuove (capre non fatemi spiegare per l’ennesima volta la questione dell’indice di inquinamento atmosferico). Ci penseranno per bene gli spiedinari a rendere il tutto più nebbioso.

spiedinaro

Uscito dalla stazione mi trovo, come di consueto, in mezzo ad uno stradone, in questo caso, cattivissimo. Il quartiere si presenta con palazzine di 5-6 piani, mattone a vista. Insomma socialismo e barbarie.

Uno dei tanti quartieri anonimi a primo impatto, ma ognuno con la propria peculiarità. Insomma vita vissuta, non capisco perché il turismo non lo sfiori neanche. La popolazione locale, a volte, o meglio raramente, riesce a disfarsi delle tarantole che la attanagliano. Oppure si siedono sempre sul peperoncino. Oltre che a divorarlo in quantitativi industriali. Confermo anche loro si rilassano. In maniere diverse, ma si rilassano. A volte sembra che la corrente venga staccata di netto. In questi posti, si vede la “casa dolce casa”. O meglio, sfrigolante casa. Girato l’angolo, incrocio un viottolo alberato con parco, fruttaroli intenti a brigare, ed il paradiso in terra. Spiedinari a perdita d’occhio. Pancia mia, preparati. La scelta casca sul ristorante dello xinjian. Montone piccantissimo infernale e tofu. A volte mi voglio molto male.

ristorantino

Vita di periferia, altre tempistiche e modalità.

Mi sono reso conto che dovrei essere più dettagliato, vorrei descrivervi il tutto in maniera più “real life”. La vita di periferia, sonnacchiosa. E questo mi sembra proprio il luogo adatto. Per la generazione “aifon” allego foto. Occhio ai crampi alle falangi, altrimenti dopo come potrete vedere l’interessantissimo profilo instagram del vostro compagno di classe puzzolente e tanto odiato delle scuole elementari, che non vedete da 17 anni tra l’altro, ma che fa delle foto così belle con i filtri anni ’70 (non bastava la musica noiosissima a strapazzarci le gonadi, no, adesso pure le applichescion per fare sembrare vecchia una tv al plasma)? mi son perso pure io in questo sproloquio. Ci stava il punto di domanda? ma chevvelochiedoaffare, conoscendovi avrete già acceso la tv per vedervi le repliche di “come nasce una molla” oppure sul “giudice Amy”. A me, personalmente, non dispiaceva quella serie, talmente brutta che non potevi che sviluppare un’ empatia livelli “Carramba”. Talmente brutta che ti affezioni. Dai lo so, vi erano mancati i deliri a caso. Sapete com è, la vecchiaia porta la noia intrinseca.

I ristoranti sono sempre pieni ed in funzione. Altroché gli “orari della cucina” o per “mangiare”. E’ sempre l’ora buona per friggere e strafogarsi come se non ci fosse un domani, figuratevi il dopodomani. Penso che il paradiso, sia una mega grigliata infinita, naturalmente a gas o elettrica, il fuoco è per i cattivi. Unico problema, son tornato dallo svarione eh, il girovita ballerino e le arterie sempre più intasate. Quindi non fateci caso se alle 10.30 del mattino o alle 16.30 trovate un’allegra combriccola a sbranare qualunque cosa capiti a portata di mano. Prima la invidierete, poi riuscirete ad essere indifferenti. Invidia sempre nel sottobosco però.

Vi avevo già accennato alla quantità di panetti che si trovano per le strade. Non vi ricordate? andatevelo a cercare, per chi mi avete preso? Sono sobrio, anche se non si direbbe, quindi non parto con la mia solita nenia sui tre ordini del giorno che mi gironzolano nel capo. Si da ciucco come una stamberga ripeto sempre le solite cose. Una litania.

panetto

Se vi piace il pane questo è il posto adatto. Perché: se c’hai fame, mangia il pane col salame, melanzane melanzane… Dovevo piazzarvela questa.

Lo potete trovare in mille maniere. Dolce, salato, piccante, con semetti vari. Oppure riempito  con: melanzane (eccole qua!), funghi, zucchine, erbette di cui non conosco il nome, carne, patate, uova. Mi sembra scontato dirvi che per rendere il tutto più buono e digeribile, nonchè determinante per i vostri rapporti interpersonale di vario genere, ci sia al suo interno una sventagliata di aglio. Ribadisco, impossibile l’esistenza di vampiri – cinesi. E di diverse dimensioni e consistenze. Alto, basso, a piadina, focaccioso, imbottitissimo. Un tripudio. Unto come un concorrente al titolo di mister olimpia e fritto come solo il miglior cibo sa, e deve, esserlo. Per veri buongustai. Vi prego inventori e scienziati alla Archimede Pitagorico, inventate uno stura – arterie. Ovviamente. Ferocissimo.

Per descrivere i cari vecchi “ring”, non c’è di meglio che farveli vedere, oppure pensate ad una matassa. Naturalmente, senza regole comprensibili nella maggior parte dei casi. Vedete quei palazzoni a forma di vela in fondo? In quei meandri si celava l’ufficio del Fagiolone l’anno scorso.

ring

No, tranquilli non sono un bugiardo. Son loro che son cinesi. E io sono bello. Altroché quel bisonte obeso di Grog. Anzi dal cervello e dalla consistenza di un porco.

Altro fatto distintivo. Dormire. In qualunque posto, posizione. Hai cinque minuti liberi? Dormi. C’è anche l’opzione incollarsi allo smart – fon (oggi ho voglia di scrivere in questa maniera), ma da crepati rischi di rovinare il tuo punteggio al gioco – delle – bolle o all’uomo – che corre – a – caso – nella – giungla (ndr due giochini che fanno impazzire i mandarini).

domire

Lo sport. Le cittadine in generale sono disseminate di parchi e parchetti con argagni per rendervi più belli ed elastici. Vengono usati da tutti i tipi di personaggi. Donne, bimbi, panzoni, inscimmiati, debosciati, giovani annoiati, coppie limonanti. Nel mentre magari mangiano, bevono e fumano sigarette con catrame al 20%. E vecchi, arzilli o cariatidi, Ma fidatevi, a volte elastici come molle. Impressionanti, solo a vederli rischio uno strappo inframuscolare con interessamento tendineo – cartilaginoso. Parole a caso.

UDU CAMMELLO

Con questo siamo alla fine del nostro giochino. Non posso chiedervi di più lo so. Nel vostro smart – fon non si leggono bene i nomi delle stazioni.

Appunto ridicolo

Il 31 si svolgerà la festa della repubblica italiana in ambasciata. La domenica immagino saranno impegnatissimi. Hai voglia. Tre giorni di festa, bisogna essere professionisti. Beati loro che hanno qualcosa da festeggiare.

Tanto per rimanere in tema “volemose bbene quando se magna e se beve, ma non chiedeteme niente d’artro che so impegnatissimo e nun ce lo voglio qualcuno tra i cojoni”.

Che aggiungere. Penso che si commenti da se. Beveteve ‘sta vinazza smarza, io me vado ad ingozzà de baozi. E di sicuro l’ultima cosa a cui penserò, sarà il bel paese. Ci avevo pensato, lo ammetto. Una scroccata cattivissima in puro italian style. Ma voglio evitare gli sproloqui da ciucco, di sicuro avrei detto qualcosa di sbagliato nel momento sbagliato. Piuttosto penserò all’indice nikkei della borsa di Tokio, oppure alla foca monaca nel Mar di Sardegna. Potete scommetterci.

Zhejiang Province. Ovvero la rotta inversa.

Addentrarsi nel profondo sud.

La regione dell’acqua. E dei cinesi italiani. Loro vengono in Italia, io vado da loro (la maggior parte dei cinesi che vivono nel bel paese sono nativi di questa regione e della regione accanto, siamo a Sud – est della repubblica, il Fujan. La parte nord del paese è ricca e benestante, influenza di Shanghai, al sud ci si arrampica sui monti. Se chiedete loro da dove vengono vi risponderanno che abitano vicino a Shanghai, possono essere anche 10 ore più a sud, capiteli, per loro è poca roba, a noi vengono le emorroidi solo a pensare di stare 10 ore seduti in un treno). Trovo una decenza maggiore anche nel vestirsi, anche se, sembro sempre un fotomodello, quale effettivamente sono.

16 ore di treno. Cuccetta – di una scomodità mai vista – annessa. Naturalmente, capita che i tuoi compagni di viaggio russino come maiali festeggianti nel loro umido porcile. D’altronde anche io ho avuto compagni di stanza così. Maiali.

Questa volta vorrei cambiare metodologia di “postamento”. E’ il mio blog ed invento le parole che voglio. Altrimenti andate a leggere il blog di chi si lamenta “perché non avete votato i cialtroni da lui sponsorizzati”. Forse, non aveva capito, che di cialtroni ne abbiamo fatto collezione negli ultimi 65 anni…cronaca da bar per voi, gente gretta.

Quindi tante fotine e didascalie per voi plebaglia da fotoromanzi, tipo “Le Ore”, chiamiamoli fotoromanzi, va la. Versione femminile: Cronaca Vera. Oramai il maschietto è tecnologico. Puntualizzo. Caldon, d’altronde, cosa ti aspetti in ambiente sub tropicale?

Hangzhou

La cittadina ” eccezione che conferma la regola “, giusto così, per sbugiardarmi (postamenti in basso) con le mie unte mani. Il centro della cittadina, anche qua 6,5 milioni di persone, è un lago bello grande con parco annesso “da cartolina”. Giardinetti che ti aspetteresti, magari in Giappo-landia. Insomma un paio di gg per girartelo tutto. E Pedalare. Verde, sembra un giardino botanico. Scorci, salici piangenti (vegetazione differente dal sud occidentale, più salici che palme, più aghifoglie che banani, ma che ve lo dico a fare..) acqua, zanze annesse assetate come il migliore degli avventori dell’ oktober fest, turismo, granchi da chilo fritti ed inspiedinati, pulizia (!?)ed un minimo di regole per la strada, popolazione urlante ed incazzosa, (la differenza: al nord sono più pacifici ed aperti, li senti bestemmiarsi contro di rado, si incontra più diffidenza, anche se il servizio fotografico del fagiolo, sudato come il formaggio dimenticato al sole ad agosto, continua imperterrito), vegetazione rigogliosa, ritmi un attimo più blandi. Comunque piacevolmente stupito.

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Long men

Stufato dal troppo turismo. Voglio il classico posto dimenticato. Insomma a caso per le campagne. Ecco il posto che fa per me. Long men. Long è drago in mandarino. Men? Guardatevelo da soli. Un migliaio di anime abitano questo anfratto di vecchia Cina. Case bianche e legnose, vie acciottolate, no auto, tutte le donne del paese lavorano in casa e intelano racchette (!?) da badminton e tennis. Paesino di campagna poco restaurato ma decente, di marciulenza ne ho vista poca comunque, tra colline, ponti e fiumi. Il tempo si è fermato. Silenzio. Alle nove si fila a nanna, bisogna iniziare ad urlare alle 6.30 del mattino. Il tragitto non è stato facilissimo, stop in un’altra cittadina da tre milioni di abitanti, minchia quanti sono, sempre. Ecco Fuyang aveva tratti che potevano piacermi. Marcissimi posti.

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Shaoxing

Altra città da 4 milioni di persone. La particolarità è il mix, la cittadella vecchia è incastrata come un ‘oasi tra i soliti palazzoni ed effigi fosforescenti. No ghetto però, sembra quasi che sia riuscita a risparmiarsi o ad evitare  il restyling. Mica semplice. Vino (di riso, dolcissimo,ma super buono) e tofu pestilenziale per le strade (esistono una tipologia sterminata di tofu, per loro più puzza più è buono, a me sembra di mangiare una stalla). Case vecchie ed intonacate a calce. Anche qua non c’è posto per le auto. Silenzio e relax. Ponti e acqua. Il delirio lo si trova dall’altra parte della strada. Nessuno con zainetto sulle spalle. Gamberi di fiume e lumachette. Un’oasi dei tempi andati. La sera le lanterne rosse, bianche e viola si accendono. I clacson sembrano lontanissimi. Il treno-astronave riporta la carogna a Beijing in poco più di sei ore. La popolazione in questi treni è differente. Si ingozzano moderatamente e si contengono. Come da copione le eccezioni ci sono sempre. A caso, non sono l’unico.

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P.S. Un saluto con mano cornuta ad Adriano. Grazie degli auguri vecchio cuore borchiato!!!Horns up!!!!!

Il gioco del Fagiolo. Atto secondo. Nanfaxin

Dopo una mattinata a girovagare, per lo più in maniera inutile, tra uffici, scartoffie e cinesi più o meno coscienti nell’avermi di fronte,decido di riprendere il gioco da me ideato. Nanfaxin, a mio malincuore, la scelta di quell’ebete di Lou, così finalmente la smetterà di sproloquiare a caso.

Oddio non proprio malincuore, potremmo chiamarlo sbattimento di zebedei, visto che per raggiungere il luogo sperduto da dove mi trovavo, quasi in piazza tien ‘an men, mi ci sono volute quasi due ore e 5, dico 5, cambi di linee di metro. Nel bel mezzo di questa interminabile battaglia combattuta con ascelle pezzate e spallate virulente, ho ricevuto l’illuminazione. Grazie Notorious (piazzate pure una base cassa-rullo east side e una sventagliata di alti al 4).

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Hey Lou

ti odio sempre più

Inutile caprone

sei proprio un becerone

Io non ho fretta

avrai ciò che ti spetta

In culo ai lupi mi hai fatto andare

Adesso me la devi solo che pagare

Tu sai bene in che maniera

mi viene in mente una ciminiera

 

Yo

 

C.r.e.a.m., siamo soci, beccati sto free style.

Motherfucker!!!

 

Not 9 not 11. TENg crew

 

Esco dalla stazione in piena ora pennica.

Già, dopo pranzo è l’unico momento di quiete, prima della tempesta di spiedini.

La zona si trova vicino all’ aeroporto, quindi una cinquantina di km dal centrissimo, come avete ben capito, in luoghi dimenticati da molte divinità. Gli aerei sfrecciano sopra la testa con una costanza degna della pubblicità dei panettoni il 24 di Dicembre.

Appena uscito mi trovo nel bel mezzo di una delle famose stradone che dalle campagne portano alla città propriamente detta. Un sacco di camion roboanti. Grandi vomitate di cemento e alberi. La famosa barriera fatta da miliardi di alberi contro lo smog. Il cuore in pace.

Nel pieno puzzo di fogna a cielo aperto, già proprio così, l’acqua nera fa sempre il suo che, ecco finalmente agglomerati urbani. Hutong. Mattoni gialli e rossi. Ristoranti (ovvio) e super fabbricone nelle vicinanze. Food industry, ecco spiegati tutti quei bisonti della strada. Non chiedetemi come e cosa, impossibile da decifrare. Insomma gli hutong che ho davanti devono essere i villaggi costruiti per gli operai del fabbricone. Animo proletario.

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Noto delle differenze,a parte la colorazione. sono tutti recintati, al loro ingresso una guardina, per lo più farlocca, visto che sono tutte attempate e sdentate signore le inflessibili guardiane. Al loro interno il solito circo cinese. Orti ricavati, resti avariati, cani sguinzagliati, bimbi pisciati, ristoranti diroccati, market crepati, giostrine sbilenche e arrugginite (basta rime, oggi l’animo gansta aleggia in maniera eccessiva).

La popolazione all’inizio risulta alquanto timorosa e stizzita, dovrò mimetizzarmi in qualche modo, anche se la marmotta che ho in faccia oramai è bella che sveglia dal suo letargo e dalla sua tana. Dove sono i baozi?

 

Incontro finalmente l’immancabile mercato rionale con la parte più consistente del caseggiato.

Ora li riconosco. Il delirio si materializza in un istante. I polli sullo spiedo sfrigolano come fossero il cantante dei Judas Priest (se non avete idea mettete subito Painkiller e capirete a cosa mi riferisco, talmente brutto, in tutti i sensi, che non potete che compatirlo e capire il verso del pollo spiedinante), i famosissimi oramai “mercanti di qualunque cosa” urlano le loro offerte (per fortuna che non li capisco, da buon rappresentante del sesso forte vengo catturato dalle offerte promozionali), nell’aria fluttua un persistente odore di griglia…profumi inebrianti.

La zona mi piace proprio. Il classico paesetto di periferia immerso nel verde con le sue casette rosso mattone, non così marciulente, ne le case ne, stranamente, la strada attorno. Solite foto di rito, stavolta mamma e figlia mi rincorrono pure. Quando si dice stallone italico! Saranno i miei odori, evidentemente più che lo stallone ammirano il “cagnone” (friulano italianizzato, ndr).

 

Vorrei rendervi partecipi di un altro fatto, questo un attimo inquietante…

Ad un certo punto mi sono sentito un attimo osservato e seguito. Il sesto senso alla Indiana Jones. Provando a far sparire le mie tracce con un balzo, inciampo. Cadono le quintalate di verdure comprate poco prima. Agile come un levriero con due zampe. Morto per di più. Mi si avvicina ‘sto ragazzetto con a seguito auto – rottame. Naturalmente non capisco una cippa di ciò che mi dice. Polizia. Chiedo spiegazioni. Anche io me le vado a cercare eh, tanti suoni a caso. Però intendo, comunque, la mia possibilità nel girare liberamente. Non me li toglierò di dosso fino al mio ritorno alla stazione. La scorta pure. E’ successo un’altra volta,accidenti!

Mi hanno scambiato, di nuovo, per Brad Pitt.

 

 

Lo so, ignoranza di ritorno a pacchi. Senilità galoppante e pigrizia nel cercare le giuste

forme grammaticali. Che dire andate a guardare il blog del mio concorrente allora, lo so, lui è più divertente, interessante ed indottrinato di me. Ah si anche il mio blog è in passivo, Casaleggiolo puoi fare qualcosa, ti prego, giuro che poi restituirò la diaria e ti inviterò a cena, se vuoi la mandiamo in tempo reale in streaming. Peppe no eh, con quello mi tocca aprire un mutuo, basta vederlo… 

 

Next stop, la scelta della mia amica nipponica. Intanto pensa alle Senkaku va là.

 

Il gioco continua fino a quando avrò riscontri. Minchia Ping ‘an li è stato il primo quartiere che ho visto! Scusa Dinamite pura, prepara le braci e trova una bistecca da un kilo e quattro, stavolta me la sbrano solo. Lo stomaco mi sta dando grandi emozioni ultimamente.

 

Oggi poco inquinamento, solo 170, evviva.

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Potrei fare la meteorina a tg4, povero Emilo, neanche la buonauscita dopo tutte le emozioni regalateci.

 

Hey suburbia we are in love with you.

Un saluto al marcione a Vienna, ignoranza uber alles…

 

P.S. da una foto vedrete lo sbirro e le mie fan…

L’italica Tianjin

Se volete capirne un po’ di più su cosa ho visto, su ciò che mi è capitato, eccetera, eccovi il resoconto. Altrimenti, se non avete tempo/voglia, leggete il post più in basso, o più in alto, dipende come li “posta” il mio compare. Ebeti. Altrimenti mettete la diretta streaming del parlamento. Tra cialtroni della stessa pasta magari vi divertirete pure. Aaaaah caro vecchio qualunquismo. Se volete mi metto anche io in diretta streaming. Magari quando vado dallo spiedinaro. Ormai è di moda. Uffa, Arrivo sempre un attimo dopo, dovrò iniziare a rompere anche io computer.

Anche quello già fatto.

Ma se spacco il PC come faccio con lo streaming?

O con il mio appassionantissimo blog?

Come posso deludervi? Lo so che non potete rimanere senza di me. Deliri di onnipotenza. Anche questo è di moda ultimamente. Prometto che ritornerò la diaria. Prima pagatemi.

 

Dovevo vedere con i miei occhi il soggetto della mia ricerca. Ovvero, le quattro vie quattro di numero, della ex concessione italiana. Il primo territorio extra europeo del bel paese in epoca moderna. Sentitamente ringraziamo per il cimitero all’epoca concessoci. Non sto facendo il simpatico. Purtroppo è proprio vero.

 Non è difficile raggiungere la cittadina di Tianjin dalla capitale. Oddio, cittadina, per modo di dire, gli abitanti sono più di dieci milioni…anche se all’epoca, ovvero poco più di un secolo fa, quando i nostri sfortunati conterranei vi misero piede, era poco più di una sgatarrata. Anche se ha avuto sempre una certa importanza, essendo il porto più vicino a Beijing e altro che non starò a sciorinare. sarebbero le ennesime perle ai porci. Sgatarrata naturalmente cinese. Son ben diverse dalle nostre polluzioni. E, come appena ricordato, sono stati così gentili da donarci il cimitero.

La distanza tra le due megalopoli, è di 120 km, un’inezia per i cinesi, ancor di più se il tragitto in treno-astronave è di soli 33 minuti. Già, neanche il tempo di appisolarti che è arrivato il momento di scendere. Ok, appisolarti no, ma ingozzarti ferocemente direi proprio di si. Così, per noia.

La giornata è assolata, anche troppo per le mie mozzarellose membra. Uscito dalla stazione non ci metto tanto ad arrivare nell’ italico quartiere con sanpietrini annessi. Premessa. La città al primo impatto, ovvero appena messo naso al di fuori della stazione, mostra tutte le concessioni in serie. Proprio così, non eravamo mica gli unici a possedere terra in questa zona. Ovviamente tutti questi palazzoni europei si trovano lungo la sponda del fiume, il quale attraversa la città. Questa è la particolarità maggiore di Tianjin. Quindi austriaci, tedeschi, belgi, francesi e via dicendo hanno innalzato questi edifici per i più svariati scopi. Lo scopo, attualmente, di questi edifici  è uno solo. Ovvero $. Beh di sicuro sarà stato così anche all’epoca, ma ora son proprio il covo della pecunia. Queste eleganti palazzine sono le sedi di banche e filiali più o meno importanti. Ma sempre di solita questione si tratta. Dollarz.

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Tutte al di fuori della “nostra”. Cosa ci sarà mai nell’ “italian style” (questa scritta si trova un po’ ovunque nella concessione) secondo i miei acefali internauti?Ah si, è la più famosa tra l’altro delle concessioni anche se la più piccola. Come da tradizione e come “specchio” dell’ Italia contemporanea, ovvero i $ direi son abbastanza nascosti ultimamente, troviamo solo una valangata di ristoranti. Più o meno sensati. Perché va bene la pizzeria, ci sta la trattoria con gondoliere cinese, buona idea la casa della pasta fatta in casa, ma ristoranti francesi, thailandesi e tedeschi (!?) proprio mi sembrano un filino eccessivi.

Si può già notare un po’ di vergogna nelle mie parole. No? beh allora ve lo dico chiaro e tondo. Vergognoso.

Non solo per la questione “zona adibita a turismo cinese” oppure “food district”, a caso aggiungerei, ma la totale inutilità di queste villette in stile liberty, con pompose lucette a sottolineare “italian style”, rende il tutto, abbastanza, finto ed inutile.

In più aggiungeteci le copie di statue più o meno famose, così divertenti per gli autoctoni, mostrare le grazie non è proprio in uso, anche se di simil marmo, dovevate sentire le risate a squarcia gola quando si appendevano alle zinne per immortalare il tutto nella memoria digitale.

 Insomma, è da questo momento che inizia ad affiorare il disagio. Aggiungiamo pure che gli unici edifici adibiti , in teoria per la mappa, a qualcosa di istituzionale,  sono il cesso pubblico fatiscente, oppure sono gli unici a crollare, letteralmente. Credo che questa possa essere una bella fotografia del momento che sta attraversando il ” real italian style”.

Per il resto bene,bravi, non è stato male il restauro e la mano di bianco dati ai ristoranti.

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Dopo ore passate a cercare, invano, qualcosa di italiano,( non è mia abitudine all’estero, anzi oserei dire proprio l’esatto contrario, ma serviva per i miei studi), mi dirigo, a caso, a zonzo, per le affollatissime strade. Nonostante la mole incredibile di abitanti, potrei dire che è ancora molto “provinciale”. Lo straniero è visto, salutato e fotografato come nel migliore dei villaggetti. Per il resto ho notato che le grandi cittadine, più o meno, si assomigliano tutte, almeno quelle che ho visitato io. Logico, ci saranno le classiche differenze che confermeranno la regola. Non sono l’unico a pensarla in questo modo. Mal dicenti che non siete altro, ormai vi leggo nel pensiero. L’uomo che leggeva nella testa delle capre.

Proprio nel mio girovagare incontro Tony. Un ragazzetto poco più che maggiorenne con cui attacco bottone. Desideroso di aiutarmi, girovaghiamo per le stradine in cerca di un posto super marcio, quindi super economico, in cui appoggiare la mia carogna. Dopo un paio di tentativi a vuoto, mi rivolge un invito, alquanto strano oserei dire. Da qua inizia, credo, il momento  più interessante della mia gita fuori porta.

Mi propone di seguirlo nel suo dormitorio poco fuori il centro, mi dice che ha a disposizione un letto libero nella sua stanza. Dopo un attimo di riflessione, decido di accettare l’invito, intanto, non ho nulla da perdere. Ottima occasione per risentirsi giovane e brufoloso.

Aspettando che mi ritorni a raccattare giracchio ancora a caso. Trovo una chiesa in pieno centro cittadino, fa molto strano vederla in queste zone, in più stracolma di cinesi (un’ eredità francese). La sera camionate di spiedinari si ammassano al di fuori, con la bella stagione oltre che i fiori sbocciano pure loro in Cina. Particolare. Con tutte queste griglie attaccate al muro della chiesa, nei suoi paraggi o nel suo cortile, sembra ogni sera la serata conclusiva della “sagra della sarsicciazza violenta”,in un comune a caso dell’ italico territorio. Le uniche differenze sono: i cartelli incomprensibili (per me), ed è stracolmo di occhi a mandorla. In più è quotidiana la questione. Oddio il colesterolo si impenna.

Arrivo al campus in piena ora di cena. La marmaglia la si trova ovunque. Il campus a mio avviso è enorme. Scoprirò più tardi, invece, che è il più piccolo di Tianjin. Campi da calcio, basket, tennis e ristoranti al suo interno non si contano neppure. E’ ora di conoscere i miei compagni di stanza, ben 5 in 3 metri per 9, scarsi credo. Nerd e fumatori, pure.

I palazzoni – dormitori son di sei piani, con buone dosi di marcezza interna, senza ascensore chiaramente. Ogni piano credo abbia un centinaio di studenti, ho fatto dei conti molto veloci. Quasi tutte le stanze non hanno bagno, solo quello comune, come le docce. Potete immaginare gli odori. Immondizia per le scale. I letti sono soppalcati, al di sotto vi si trova la scrivania con l’immancabile PC.

Al mio arrivo i miei coinquilini non alzano nemmeno lo sguardo dallo schermo. Spari e rap inondano la stanza. Ghetto blasta. Solamente dopo il mio saluto con accento straniero, mi guardano e scoppiano a ridere. Giovanissimi e timidissimi. Per una serata sarò la loro mascotte da esibire in pubblico.

La serata trascorre tra nooodles, camminate in giro per i vari campus e grandi chiacchiere, son proprio strani.

Ah si, pure il modello mi è toccato fare. Oramai avrò un portfolio bello zeppo sparso su internet. Devo dire che son famosi per il gusto del bello.

Alle undici l’elettricità viene staccata. Ma dormire è un’utopia. Maledette batterie dei computer!

 

La nottata trascorre in maniera tragica. Materasso sottiletta, finestra aperta e cinesi, russanti pure come il peggiore dei trattori. Al primo sorgere del sole, inizia il famosissimo “brigare und menare”. Non mi resta che sgranchire le mie rotte ossa. La giornata si presenta lunga. Almeno ho la mia guida personale. Trangugio la mia polenta – bevanda e via. Non c’e’ tempo da perdere.

Altra fortunata coincidenza. Contatto a caso una ragazza italiana. Vive nelle famose città verticali. 43 piani di condominio, losco al punto giusto, incredibili le situazioni al suo interno. Supermarket al quinto piano, sala massaggi al sedicesimo, non ci si annoia mai. A proposito di colonie. Il suo divano verrà colonizzato dal fagiolone. Quando si suole dire: girare a caso e svenire dove capita. Sarà lo spirito dei compatrioti nell’aria.

Gli spiedini alla sagra della sarsicciazza erano cattivissimi. E marcissimi. 

 

Come vedete ho saltato una buona dose di descrizioni. Andate a vedervi il profilo instagram di Belen, non si sa mai che scopriate la marca di shampoo che usa. Volete sapere la mia?

Si, io uso anche lo shampoo

La bevanda – polenta esiste realmente. Un bicchiere caldo di polenta come colazione. Semplice e Tipico da spiegare.

 

Nitrato di sodio

 

 

 

P.S. Notare il turista cinese nelle foto.

Il post che tutti vogliono

Ho deciso di rendervi felici dopo le continue lamentele sulla lunghezza “biblica” dei miei interventi.

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Oh sono stato a Tianjin. Che Ficata. Città da dieci milioni di persone. Caldo, Piena di cinesi e cineserie a manetton. Anche se proprio cinese, ma non troppo. Mi son divertito a steccon, mi son successe cose incredibili. Ganzo.

Ho incontrato della gente super easy e gentilissima. Che culo oh.

Ecco. Piaciuto? Per voi abituati al massimo a leggere gli ingredienti scritti nella confezione del sale.

 

P.S. ringrazio il blog “Io sono italiano” anche se non so chi sei/siate. Purtroppo non riesco a vederlo. Mi è arrivata la notifica. Appena riesco farò in modo di ricambiare la visita.

 Mandi Simon!!!

 Oh Iacopo vedi di darti una regolata. Si dai, da che pulpito.

 Lou non scassarmi la uallera che altrimenti finisce male, maledetto W, guardati le spalle, il ferro è sempre caldo, yo. Pum pum Pum, andrò a breve dove mi hai consigliato, più lontano no eh, proprio a caso…